3 Tool utili per il tuo social media manager

3 Tool utili per il tuo social media manager

3 Tool utili per il tuo social media manager

29 Novembre 2022

3 Tool utili per il tuo social media manager

“Ma tu non lavori, stai tutto il giorno sui social e basta!” è la classica frase che si sente dire ogni social media manager quando accenna un filo di stanchezza.

Il lavoro del social media manager non è ancora compreso da tanti, eppure è una delle professioni più in crescita e maggiormente richieste al momento.

Al contrario di quello che possono pensare in tanti, questo lavoro non è semplice, tutt’altro! Un social media manager deve:

    • controllare e programmare la pubblicazione dei post, delle storie e dei reel;
    • essere sempre aggiornato sui trend del momento, per poter sfruttare al meglio i contenuti che ha a disposizione;
    • comunicare con chi si occupa di fare grafiche, foto o video, o in tanti casi, crearli in autonomia;
    • utilizzare gli strumenti messi a disposizione da Meta che, credeteci, rendono il lavoro enormemente più difficile e stressante.

 

Insomma, per portare a termine il proprio lavoro senza impazzire, un social media manager ha bisogno di una serie di tools che lo aiutino ad organizzarsi e a minimizzare la possibilità d’errore.

 

Ecco 3 tool che vi consigliamo per il vostro social media manager:



1 – Notion

Notion è un’applicazione di organizzazione, sia personale che per un team. 

È un ottimo punto di partenza per cominciare ad usare un work tracker, ma senza imbattersi in un’interfaccia estremamente complicata.

Con Notion è possibile creare:

    • liste per mettere giù le idee generali di un piano editoriale;
    • calendari mensili, dove inserire il piano editoriale;
    • to do list per non dimenticarsi qualche passaggio;
    • board più complesse dove inserire le vostre task da fare, in corso e fatte.

In generale è un software molto flessibile, con un’ottima app anche da smartphone, vitale per un social media manager, e vi permetterà di fare quello che vi abbiamo descritto e molto altro ancora!

2 – Social Pilot

Come vi raccontavamo qui sopra, gestire i social tramite Meta Business Manager non vi aiuterà a mantenere la sanità mentale. 

Anche se per gestire le ads dovrete comunque passare da questo inferno, abbiamo una soluzione per la programmazione dei post.

Social Pilot è una piattaforma web che vi consente di programmare le pubblicazioni del vostro piano editoriale, bypassando l’orrenda piattaforma di Meta Business Manager e tutti i suoi bug.

Con Social Pilot riuscirete a: 

    • avere una chiara visione del vostro calendario editoriale;
    • scegliere di pubblicare un post su più piattaforme, anche non collegate tra loro;
    • avere delle reportistiche analitiche chiare e veloci da visualizzare.

 

3 – Forest

La giornata di un social media manager organizzato è divisa in varie fasi e tra queste c’è quella della programmazione.

 

Questa è una fase delicatissima perché è necessario dedicare molta concentrazione per evitare errori di copy o di programmazione.

 

Sembra una cosa semplice, ma il telefono di un social media manager è invaso da notifiche di ogni tipo e di ogni piattaforma, non è semplice stare concentrati.

Forest ti permette di rimanere concentrato, senza farti distrarre dalle notifiche che ti arrivano, tutto questo piantando un albero e aiutando il pianeta. Bello vero?

Speriamo che questi social media management tools vi siano stati utili.



Cosa sono la UI e la UX e perché sono importanti per il tuo brand

ui e ux

Cosa sono la UI e la UX e perché sono importanti per il tuo brand

9 Novembre 2022

ui e ux

Vi starete chiedendo qual è la differenza tra UI e UX, ovvero tra User Interface e User Experience. 

Partiamo dal contesto. I termini UI e UX si utilizzano nel mondo del web design per indicare tutto ciò che concerne la parte di design. Non puoi costruire un sito o un’applicazione senza nessuno dei due, non funzionerebbe senza il feeling della user experience e l’aspetto della user interface.

Quali sono le differenze?

User Experience

La User Experience si occupa del funzionamento del sito web. Ovvero: 

    • come si comportano gli utenti sul sito web; 
    • quanto è fluida la navigazione; 
    • quanto è semplice per gli utenti arrivare al loro obiettivo sul sito.

 

Per poter creare la miglior UX possibile è necessario pensare cosa è meglio per l’umano. Si fanno diversi test per capire i movimenti che un utente fa sul sito e per ogni step che lo blocca si cercano delle soluzioni. 

 

Lo UX Designer ha la responsabilità di creare un’interfaccia che semplifichi il più possibile l’utilizzo per il target richiesto dal brand. Più è specifico il target del brand, più sarà indispensabile definire e studiare una User Experience che faccia convertire i visitatori del sito. Pensate di investire migliaia di euro al mese in sponsorizzate Google e Facebook per poi vedere gli utenti che si bloccano al primo blocco della vostra home page. Non sarebbe un’ottima situazione.

 

Attraverso diversi strumenti lo UX Designer studia e analizza il comportamento degli utenti, ma fa anche delle ricerche sui competitor del brand e le statistiche generali del settore.

 

Alcuni degli strumenti più utilizzati dagli UX designer per analizzare i siti web sono:

    • Interviste ad un piccolo gruppo
    • Indagini
    • Feedback attraverso il sito web
    • Mappe di calore (heatmaps)
    • Registrazione delle sessioni, come con Microsoft Clarity

 

Lo UX designer è più un analista che un designer, infatti non si occupa dell’effettivo design di un sito, ma solo della divisione in blocchi e call to action necessarie all’interno del sito.

 

User Interface

La User Interface, invece, si occupa di tutta la parte estetica del sito web. Quindi:

    • gli utenti trovano il sito attraente?
    • gli elementi interattivi del sito sono intuitivi?
    • il design porta gli utenti a restituire una risposta positiva?

 

Mentre gli UX designers devono assicurarsi di facilitare la navigazione dell’utente sul sito, lo scopo principale degli UI designer è quello di far rimanere le persone sul sito attraverso l’estetica. Un sito può essere molto intuitivo da navigare ma, senza il giusto look, molti utenti termineranno la loro visita in pochissimi secondi. 

 

La parte di ricerca degli UI designer deve essere molto approfondita, soprattutto guardando siti di altri competitor. Devono riuscire a cogliere delle strutture che funzionano allo stesso modo se non meglio rispetto ai migliori competitor, in modo da far restare l’utente più a lungo sul sito.

Il target

Per poter fare un sito accattivante è necessario sapere per chi deve essere accattivante! Ecco perché lo UI designer deve fare un’approfondita ricerca del target a cui si deve rivolgere con il proprio design.

Cosa deve considerare in questa ricerca?

    • Età
    • Necessità
    • Volontà
    • Valori
    • Paure
    • Capacità informatiche

Per esempio: se parliamo di un ecommerce di abbigliamento che ha come target ragazzi compresi tra i 16 e i 20 anni, potrà essere molto giocoso e divertente come grafica, anche a costo di essere un po’ più difficile da navigare. Se invece ci rivolgiamo ad un pubblico più “senior”, dobbiamo considerare che il fattore più importante è la semplicità di utilizzo, dopodiché ci possiamo costruire sopra il design, tentando di renderlo il più accattivante possibile per quella fascia d’età.

Che tool utilizziamo per la UI?

Gli UI designer fanno affidamento ad una moltitudine di programmi per varie parti del loro lavoro, ma possiamo dividerlo principalmente in due fasi:

    • struttura base del sito: Lucid.app;
    • design dell’interfaccia grafica: Figma.

Speriamo di averti spiegato nel migliore dei modi come funziona la creazione di un sito e le figure che ci lavorano.

Parliamo di BeReal

Parliamo di BeReal

25 Ottobre 2022

È un nuovo social network che funziona un po’ come le storie di Instagram o Snapchat. Il contenuto che carichi scompare dopo 24h dalla pubblicazione, rimanendo visibile solo a te. Presenta però alcune differenze chiave, grazie alle quali ha attirato tanti nuovi utenti:
      1. All’utente arriva una notifica ad un orario random che lo spinge a pubblicare in quel momento;
      2. Per poter scattare la foto ha un massimo di 2 minuti da quando clicchi sulla notifica. Questo per rendere il contenuto più realistico possibile, proprio come dice il nome dell’app;
      3. Quando scatti una fotografia l’app utilizza sia la camera frontale che quella posteriore, per mostrare entrambi i punti di vista;
      4. Le reazioni ai post non sono le classiche emoji, ma puoi creare le tue realmoji che vanno a sostituire il classico pollice in su, il cuore o la faccina che sorride.
      5. Se non pubblichi un BeReal non puoi vedere quelli che hanno pubblicato i tuoi amici.

Perché è così tante persone si sono iscritte?
Partiamo dal presupposto che tante persone cercano nuove piattaforme su cui approdare in quanto si stanno stancando di Instagram e di Facebook.

Però non è solo questo, è la voglia di tornare ad essere più reali sui social. Tutti i contenuti che hanno spopolato negli ultimi anni sono estremamente elaborati, a volte talmente tanto elaborati che vengono pensati in modo da farli apparire più caserecci. Si è perso il contenuto veloce che pubblicavamo nei primi tempi di Instagram o Snapchat.

BeReal ha riportato la vita reale nei social network e questo è piaciuto a tante persone, che si sono iscritte proprio per tornare a condividere momenti quotidiani, anche solo con i loro amici più stretti.

Ma solo per questo viene usato?
Ovviamente no. Tanti utenti si sono già inventati diversi modi per sfruttare il fatto che l’app utilizza entrambe le fotocamere quando scatta. Ad esempio è nato un trend nel quale degli utenti di BeReal si facevano fare delle foto da dei passanti, catturando quindi la faccia del passante con la fotocamera interna.

Un contenuto sempre reale e divertente, ma già più elaborato che una semplice foto del posto in cui ti trovi al momento della notifica.

Quindi qual è il suo futuro?
Dipende.

Instagram sta già implementando una funzione da integrare nelle storie simile al concetto di BeReal. Ovviamente, cosa vi aspettavate?
Poi, la realtà dei fatti è che quando diventi adulto non hai una vita così interessante da continuare a pubblicare foto quando arriva la notifica. Ti fotograferai sempre in ufficio o a casa e quando ti starai allenando sarai talmente sudato e distrutto che ti vergognerai a pubblicare. Quindi è probabile che tanti utenti si stancheranno e smetteranno di utilizzare velocemente l’app, me compreso.

Possiamo aspettarci che i brand comincino a sponsorizzare anche su BeReal?
Se prendiamo come esempio TikTok è ancora presto. I brand più importanti ci hanno messo un paio d’anni per fidarsi della piattaforma e della community prima di investirci.
La community di BeReal ora è ancora molto piccola e tante persone seguono solo i loro amici più stretti. A meno che a qualche brand non venga in mente un’idea geniale per sfondare su questo social è molto improbabile che venga usato per il momento.

Conclusioni
Tiriamo le fila.

Di base BeReal è una figata. Riporta nel mondo dei social network la connessione alla realtà che stiamo perdendo. Però, proprio perché ci stiamo allontanando dalla realtà, non siamo più abituati a vedere la nostra vita e quella degli altri per quello che è. Questo può risultare molto noioso e portare ad eliminare l’app.

Le innovazioni che ha portato BeReal sono sicuramente interessanti. Le animoji e l’utilizzo della camera sia esterna che interna sono elementi molto divertenti, che portano l’utente a sperimentare ed esprimere più se stesso. Potrebbe portare un ulteriore elemento di interesse la possibilità di fare video con entrambe le fotocamere.

È molto probabile che BeReal venga distrutto dall’integrazione dei suoi punti di forza all’interno dell’app di Instagram, ma speriamo che gli sviluppatori possano inventarsi qualcosa di ancora più innovativo che porti l’app a spopolare, a quel punto potrebbe essere direttamente comprata da Zuckerberg e non riprodotta.

Perché è importante la leggibilità di un logo?

Perché è importante la leggibilità di un logo?

12 Ottobre 2022

I loghi devono sicuramente essere belli, ma hanno molte più funzionalità di così. Innanzitutto devono rendere l’azienda unica e riconoscibile, soprattutto se si posiziona in un settore con diversi competitor. Inoltre un logo deve essere scalabile e sempre ben leggibile su tutti i supporti, come biglietti da visita, sito web, social network, furgoni, automobili, ecc… È un simbolo composto da testo e immagini che identificano l’azienda. Un logo ben fatto riesce a rappresentare ciò che fa l’azienda e rendere riconoscibile il brand.

Un logo chiaro e semplice sarà più facile da ricordare rispetto ad un marchio molto elaborato.
Ci sono diversi metodi che possono aiutarvi a trovare un elemento che caratterizzi il vostro logo.
Potrebbe semplicemente contenere degli elementi che fanno intuire ciò di cui si occupa l’azienda. Per fare un esempio il logo di Spotify mostra delle onde sonore che si disperdono, questo ci fa capire che l’azienda ha a che fare con l’audio.

Un’altra soluzione da adottare è sfruttare la scienza dei colori. Attraverso le diverse cromie possiamo comunicare un concetto preciso alla mente umana,ecco un esempio: molte banche utilizzano il colore blu nella loro brand identity, non a caso, il blu comunica fiducia. Un colore molto poco utilizzato è il viola, perché dà la sensazione di qualcosa di oscuro, occulto, anche magico, quindi fatica a catturare l’attenzione e la fiducia delle persone. Questa tecnica non porta sempre alla piena riuscita nella creazione del brand, infatti nella storia troviamo diversi flop di prodotti, dovuti anche ad un utilizzo sbagliato della simbologia dei colori.


Assicuratevi che il logo sia sempre leggibile. Questi sono i criteri più importanti da considerare per la leggibilità di un logo:
      1. Deve essere visibile, di una dimensione dai 5mm in su;
      2. Deve essere semplice, la semplicità aiuta leggibilità e memorabilità;
      3. Il logo deve essere equilibrato. L’equilibrio è molto importante per attirare l’occhio umano, quindi aumentare a sua volta leggibilità e memorabilità;
      4. Il marchio deve funzionare bene sia in positivo che in negativo e anche a colori! Se il tuo logo non è ben visibile in una di queste modalità ti consigliamo di modificare ciò che risulta meno leggibile;
      5. Sembra ovvio, ma quando vuoi condividere il tuo logo assicurati di farlo nella maniera corretta. I social hanno delle linee guida che ti dicono le dimensioni da utilizzare per immagini del profilo e copertine. Se devi stamparlo rivolgiti al tuo fornitore che sicuramente ti darà le indicazioni giuste per l’esportazione per la stampa;
      6. Non esagerare con i font. In un logo ci dovrebbe essere un font, due al massimo, considerando il claim. Creare un logo con più di due caratteri lo renderebbe difficilmente leggibile e poco piacevole da visualizzare.
Questa è la base per creare dei loghi, ma ovviamente la maggior parte del lavoro è fatta da un buon grafico, che sappia interpretare non solo il nome del vostro brand ma anche il significato, la mission e la vision. Non ci sono loghi giusti o sbagliati, ma loghi che funzionano e che le persone ricorderanno.
Per essere sicuri che il vostro logo sia efficace vi consigliamo di mostrarlo a diverse persone e vedere le loro reazioni oppure affidarvi a dei professionisti con la giusta esperienza per creare la miglior brand identity possibile per il vostro progetto.

Prima di concludere questo articolo ci tenevamo a dare alcune spiegazioni sull’utilizzo dei loghi e sfatare alcuni falsi miti:
      1. Non vi serve sempre il logo grande, trovare la dimensione giusta rispetto al contesto in cui è inserito lo renderà più elegante e apprezzabile all’occhio umano;
      2. Se vi chiedono di condividere il logo in vettoriale, dovrete condividerlo in formato .svg, .ai o .pdf. Le altre estensioni del file non sono vettoriali;
      3. Se stampate un logo e lo vedete con colori leggermente diversi da quelli che vedevate sullo schermo è normale. La stampa utilizza un’interpretazione del colore diversa da quella degli schermi, per questo i colori vengono variati. Sugli schermi ogni colore è composto dall’unione di rosso, verde e blu, mentre nella stampa da ciano, magenta, giallo e nero;
      4. A volte il logo in bianco e nero serve, non è solo un tecnicismo. Anche se il vostro logo ha dei colori all’interno, in alcuni contesti è meglio utilizzarlo in positivo o negativo per farlo risaltare di più e dargli leggibilità;
      5. Se il vostro logo presenta un pittogramma (disegno) e un logotipo (scritta), nelle icone dei profili social inserite solamente il pittogramma perché la scritta non sarà comunque ben leggibile. Questo renderà il vostro profilo più professionale e il vostro pittogramma verrà facilmente ricondotto al vostro brand.
Speriamo che questo articolo vi sia stato utile a comprendere tutte le sfaccettature che si celano dietro alla creazione di un buon logo. Se non sapete a chi rivolgervi per il vostro prossimo progetto, il nostro reparto di branding è pronto a creare qualcosa di fantastico per voi!

Direct marketing: tecniche e vantaggi

Direct marketing: tecniche e vantaggi

27 Settembre 2022

Di cosa parliamo quando diciamo “direct marketing?”
Il direct marketing è nato nel 1800, si avete letto bene, nel 1800. Le lettere promozionali consegnate a casa delle persone erano il modo migliore per pubblicizzare un prodotto al giusto target. Ovviamente nel tempo le tecniche di questa tipologia di marketing sono completamente evolute. 
Il direct marketing oggi
Partiamo dalla definizione che gli viene assegnata oggi: il direct marketing serve a raggiungere un segmento specifico del proprio target con messaggi personalizzati che possano raggiungere più direttamente l’utente. Può aiutare a raggiungere gli obiettivi nel breve termine, oppure migliorare la relazione con il brand a lungo termine. 
Le principali tattiche di direct marketing sono: 
    • Telemarketing
    • Newsletter
    • Ads targettizzate online
    • Email dirette
    • Campagne di messaggistica
Come funzionano le campagne di messaggistica?
Le campagne di messaggistica diretta sono cominciare con l’invio di SMS. Per esempio i messaggi con le nuove offerte che vi arrivano dai vostri operatori telefonici. Ma oggi esistono anche altri tipi di messaggistica come le web chat e i social media dm. 

Le web chat

Sicuramente vi sarà capitato di aprire un sito, probabilmente un ecommerce e vedere una bollicina fluttuante in giro per lo schermo, che vi rendeva possibile parlare con un operatore.
Queste sono le chat web, studiate per dare all’utente l’interazione umana che desidera, in modo da rassicurarlo e portarlo all’acquisto. 

Attraverso questa tecnologia vengono anche presentati automaticamente dei codici sconto all’utente, come se fossero condivisi da uno degli operatori, sempre per migliorare l’esperienza utente e umanizzare il percorso di acquisto.

Per coprire le ore in cui l’ufficio degli operatori è chiuso si usano solitamente dei chatbot, che servono per dare le risposte basiche ai visitatori e farli ricontattare una volta che gli uffici riaprono. 

I social media dm

Oggi, grazie ai dm (direct messages) presenti su tutti i social media, l’utilizzo di questa tipologia di marketing sta aumentando molto rapidamente. Rispetto agli SMS è possibile utilizzare un bot, ovvero un’insieme di automazioni, che risponde automaticamente alle domande degli utenti prima di farlo parlare direttamente con un operatore. Questo azzera il tempo di risposta del brand, sfruttando subito il contatto caldo che ha appena scritto un messaggio. I bot vengono utilizzati soprattutto per rispondere a delle domande sul prodotto o effettuare delle prenotazioni. 

Queste automazioni possono anche mandare dei codici sconto agli utenti con cui hanno interagito per riattivare il contatto e aiutare ad aumentare la conversione e il CLTV (customer lifetime value). 

Adesso è anche possibile configurare questa tecnologia su WhatsApp con gli account business per rendere l’esperienza dell’utente ancora più comoda e familiare. 

La to-do list prima di cominciare la tua campagna
    1. Scegli i tuoi obiettivi: sembrerà ovvio, ma devi scegliere bene il tuo obiettivo. Infatti l’obiettivo è alla base di questo tipo di campagne perché ti puoi immaginare quale il tuo bot dovrà imparare a rispondere. Gli obiettivi possono essere: awareness, customer service, vendita, prenotazione.
    2. Seleziona il tuo target: ricordati che il direct marketing non deve comprendere la tua intera fetta di pubblico, ma un target molto specifico, perché è altamente personalizzato.
    3. Sii creativo: ovviamente il direct marketing ti aiuta a tenere alto l’interesse degli utenti, ma devi riuscire a portarli a chattare con il tuo bot o i tuoi operatori, per farlo deve strutturare una strategia creativa che accompagni gli utenti nella chat.

Tanti grandi brand stanno sfruttando sempre di più questa strategia, cerca dei case studies da cui prendere ispirazione.

Il direct marketing continuerà sicuramente ad aggiornarsi, trovando delle soluzioni sempre più ottimizzate per arrivare all’utente, è importante per non esagerare con l’utilizzo di questo tecnologia perché potrebbe avere l’effetto opposto sull’utente che si può sentire “stalkerato dal tuo brand”.

Come fare un TikTok che potrebbe diventare virale

Come fare un TikTok che potrebbe diventare virale

14 Settembre 2022

TikTok sta spopolando ormai, e non solo tra i giovani. Per questo motivo sta diventando un’ottima piattaforma anche per i brand per pubblicizzare i loro prodotti. 
Ecco alcune statistiche per farvi capire quanto è importante: 
    • 1 miliardo di utenti attivi a settimana
    • 20+ ore di TikTok guardate per persona a settimana
Vediamo quali sono le migliori pratiche per creare contenuti su questo social:
    1. Crea video con formati che potrebbero facilmente diventare virali
Alcuni esempi: 
    • Lo sapevi?
    • How to
    • Guarda cosa succede

2. Cerca di creare video brevi, sotto i 15 secondi

In questo modo gli utenti saranno invogliati a guardare i tuoi video fino alla fine: questo aiuterá l’algoritmo di TikTok a inserirli nella sezione “per te” e aumenterà esponenzialmente le possibilità di farli diventare virali.
 

3. Inserisci delle persone vere nei tuoi contenuti

I contenuti senza persone funzionano meno, è un dato di fatto. Inserirle darà al tuo account un aspetto più umano e indurrà le persone ad avvicinarsi al brand, aumentando il pubblico in termine di numeri.

Inserendo sempre le stesse persone sul canale riuscirete inoltre a dare un volto al vostro brand, creando una community affezionata ai vostri contenuti.

4. Affidati ai trend

Il 97% dei video su TikTok arrivano dalla pagina “per te”: questo è il posto migliore per trovare i trend del momento. Di questi ultimi puoi utilizzare la musica, il tipo di montaggio o il tipo di effetti utilizzati. 
Sfruttare questi trend è importantissimo per permettere ai tuoi contenuti di diventare virali. 

 

5. Le descrizioni e gli hashtag sono importantiNon tralasciateli. 

    • Inserite le giuste descrizioni per i vostri TikTok, pensando a ciò che potrebbe piacere ai vostri utenti, dando completezza ai video;
    • Gli hashtag permetteranno di raggiungere il target e farli diventare popolari. Tieni monitorati gli hashtag più frequenti e sfruttali anche tu;
    • Inserisci delle caption nei video se necessarie, aiuteranno nella loro comprensione.

 

6. Pubblica con costanza

Gli algoritmi adorano chi pubblica con costanza, quindi cerca di accontentarli. Organizzati facendo un buon piano editoriale e, sfruttando i consigli che ti abbiamo appena dato, cerca di pubblicare contenuti costantemente. Sicuramente ti aiuterà ad aumentare le tue possibilità di successo!

Cos’è la bellezza per i nostri content creator?

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Cos’è la bellezza per i nostri content creator?

30 Agosto 2022

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La bellezza è “La qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo oggetto di meritata e degna contemplazione.” – Oxford Languages
Ma la bellezza non è uguale per tutti, è un concetto astratto che diventa realtà quando davanti ai nostri occhi si crea qualcosa di unico e appagante da vedere.  

Con questa premessa non abbiamo spiegato molto, lo sappiamo. Quindi come fanno i nostri content creators a decidere cos’è bello? 

Nel nostro lavoro dobbiamo decidere cosa raccontare per definire un racconto di un prodotto, una persona o un’azienda. Spesso ci troviamo davanti a situazioni in cui la bellezza non è data dalla vera e propria immagine che decidiamo di creare, ma dalle sensazioni che quella immagine può ispirare e dalle storie che può raccontare. 

Noi facciamo comunicazione e cos’è comunicare se non raccontare qualcosa facendosi capire nel modo migliore possibile? Attraverso un’immagine grafica o fotografica cerchiamo di accompagnare l’utente in un percorso che spieghi quello che abbiamo da dire, quando è possibile anche a chi non parla la nostra lingua. Certo, cerchiamo di rispettare tutti i canoni conosciuti per la fotografia e la grafica, ma come dice Giorgio Moroder: “Once you free your mind about a concept of harmony and of music being correct you can do whatever you want” ovvero “Quando liberi la tua testa dai concetti di armonia e del giusto modo di fare musica, puoi fare tutto quello che vuoi”. In pratica: conoscendo tutte le regole della creazione dell’immagine è possibile romperle nel modo giusto per creare qualcosa di nuovo, unico e bello. 

La bellezza non è una scienza esatta, è un concetto astratto che suscita emozioni, per questo noi cerchiamo di emozionare ogni volta che pubblichiamo un contenuto. 

Quali saranno i principali trend digitali del 2022?

Quali saranno i principali trend digitali del 2022?

26 Agosto 2022

Tra i trend del 2022 si nasconde qualcosa di rivoluzionario?
Sicuramente l’ascesa del web 3.0 quindi la nascita del metaverso, le crypto, la blockchain, le DAO e gli NFT, stacambiando molti aspetti del mondo digitale e non solo. 

Basti pensare che la pandemia e i lockdown hanno incrementato la crescita degli e-commerce e favorito l’evoluzione del loro sottoinsieme: i social commerce. Moltissimi utenti, infatti, utilizzano Instagram per scoprire brands e articoli, e per questo motivo le piattaforme continuano a introdurre nuovi strumenti, favorendo il processo di acquisto in modo nativo e fluido, perfettamente integrato nell’esperienza utente, senza rimandare a canali esterni. Possiamo quindi dire che il social commerce is the new e-commerce.

Un’altra grande novità è sicuramente l’importanza degli articoli digitali che stanno assumendo un nuovo valore nell’economia. La testimonianza più eclatante l’abbiamo avuta nel maggio 2021, quando Gucci ha venduto una borsa virtuale per 4115$ su Roblox (un videogioco di genere), ad un prezzo più alto rispetto alla sua versione in pelle. La borsa non è un NFT e non può essere utilizzata al di fuori del gioco. Secondo le statistiche rilasciate da We Are Social, il 33% dei Gen Z hanno acquistato almeno una volta abbigliamento digitale o skin per i propri avatar. Ecco perchè i grandi brand e markettari esperti devono sicuramente guardare verso questa direzione. 

Siamo solo a metà anno, chissà quali altre novità ci aspettano!
Noi comunque siamo intrigati ed entusiasti del mondo digitale e di questo suo aspetto in continua evoluzione!

Perché digitalizzare un’azienda non vuol dire solo “farsi i social”?

gestione social

Perché digitalizzare un’azienda non vuol dire solo “farsi i social”?

17 Agosto 2022

gestione social

“Ah ma io sono digitalizzato, mi sono fatto i social.” è la frase tipica di tanti imprenditori che rispondono alla domanda“Quali sono i piani di digitalizzazione dell’azienda?”. Perché digitalizzare una struttura aziendale non vuol dire solo farsi i social? 

Ogni azienda ha una necessità primaria: l’ottimizzazione dei processi per diminuire i costi e massimizzare i ricavi. Come nella seconda metà del ’900 sono state introdotte le prime macchine a controllo numerico, oggi l’ottimizzazione dei processi è data dalla digitalizzazione della struttura che si basa principalmente su un CRM di ultima generazione. Il Customer relationship management, o appunto CRM, è un software che gestisce tutti i contatti con il cliente attraverso delle automazioni che permettono la comunicazione continua. Alcuni esempi sono: 
      • newsletter di ringraziamento dopo aver completato un ordine
      • reminder di valutazione attraverso una chiamata del customer service o una nuova email con la richiesta
      • scontistiche personalizzate post acquisto
      • ricontatto del cliente per la proposta di nuovi prodotti

Un software di questo tipo aiuta ad aumentare la fidelizzazione del cliente, quindi il suo CLTV (customer lifetime value) la spesa complessiva di un consumatore per l’azienda. Uno dei software CRM più conosciuti è Salesforce. 

Gli altri aspetti della digitalizzazione dell’azienda includono l’utilizzo di software per gli accessi dei dipendenti e il tracciamento automatico dei flussi di lavoro. Sul mercato si possono trovare diverse piattaforme che aiutano nell’organizzazione del lavoro, come Monday e Asana. 

E i social network? Certo, anche quelli insieme ad un sito web ottimizzato per mobile devono far parte della digitalizzazione dell’impresa, ma vengono ancora prima di tutti i processi descritti sopra. La presenza del brand sulle giuste piattaforme web è necessaria per la crescita, qualsiasi sia l’attuale stato di digitalizzazione. 

La creator economy:  che cos’è?

La creator economy:  che cos’è?

15 Luglio 2022

Hai mai sentito parlare di Creator Economy? Si intende quell’economia che ha che fare con la creazione di contenuti da parte di persone, che grazie al rapporto diretto con il proprio pubblico e agli strumenti digitali di monetizzazione, ottengono un guadagno.

Il fenomeno non nasce certo oggi, ma è la naturale evoluzione del trend legato agli UGC (user generated content), contenuti generati dagli utenti con l’utilizzo di strumenti come ad esempio Youtube, che nasce proprio per dare voce agli utenti, che potevano fin da subito pubblicare i propri video; o come i blog, le recensioni, i commenti e i contenuti digitali.

La Creator Economy si è quindi particolarmente evoluta con la diffusione dei social, trasformando queste piattaforme in piattaforme per creator, mettendo a loro disposizione sempre più strumenti e assecondando l’esigenza di monetizzare le proprie creazioni. C’è infatti chi parte dai social network e li utilizza per monetizzare, e chi sposta i suoi fan su siti web, app e strumenti di monetizzazione diversi come ad esempio Udemy, una piattaforma dove è possibile caricare i propri corsi di formazione e quindi venderli. 

Ma attenzione! Content creator non è sinonimo di influencer!
C’è infatti un’importante differenza tra queste due figure che spesso viene dimenticata, ovvero che il content creator è colui che crea la propria “opera” e la condivide senza andare alla ricerca di una relazione commerciale con le aziende, e quindi, la relazione commerciale avviene (se avviene) quando è l’azienda a contattare il creator. Mentre l’influencer utilizza le piattaforme digitali con il preciso scopo di dare vita a una relazione commerciale con le aziende, mettendo a disposizione la sua community e la sua creatività. Da questo punto di vista, Instagram si è rivelata la piattaforma più adatta perché ha permesso di accedere a un’audience con cui molte aziende faticavano a entrare in contatto.

Tutto questo sistema ha permesso ai social di andare ben oltre la piattaforma stessa e di dare vita ad un vero e proprio ecosistema. “La tendenza dei prossimi mesi sarà questa:”,  secondo Franz Russo ideatore di InTime blog e social media strategist “abilitare sempre più nuove funzionalità e strumenti per i creator sui social media, al fine di animare e rendere più autonomo il proprio business dall’advertising. Una sfida non da poco”.